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Le piante riducono gli inquinanti indoor: ecco perché è bene averne tante in casa

By 20 Novembre 2020Blog
piante riducono gli inquinanti indoor

Che le piante riducono gli inquinanti indoor lo hanno scoperto fin dagli anni ’70 gli scienziati della Nasa, in seguito a studi volti a trovare soluzioni per rimuovere le micro particelle inquinanti presenti nelle navicelle spaziali, dove non è possibile aprire le finestre per far cambiare l’aria. Dalle astronavi lo studio passò agli uffici e gli scienziati si resero conto che molti dei materiali che noi utilizziamo abitualmente liberano nell’aria delle micro particelle dannose per la nostra salute. E che le piante hanno la capacità di assorbirli.

Le piante riducono gli inquinanti indoor: cosa sono i Vocs?

È scientificamente dimostrato che nell’aria degli ambienti indoor (casa, uffici, negozi, scuole, ospedali, ecc.) ristagnano dei contaminanti di natura chimica, denominati Vocs, dall’inglese Volatile Organic Compounds, ovvero composti organici volatili.

Sono sostanze che noi stessi distribuiamo, spesso inconsciamente: per esempio sono presenti nei solventi di adesivi e pitture, che evaporano nell’ambiente dopo l’uso e in alcuni casi persistono anche per molti anni. Oppure i composti chimici contenuti nei detergenti, ma anche nel fumo generato dalla combustione di sigarette, candele, camini, stufe a legna, barbecue, ecc. Entrando nel dettaglio, i Vocs sono principalmente la formaldeide (compensato di legno, tappezzerie, moquette, tendaggi), gli idrocarburi aromatici (come benzene, toluene e xilene contenuti in vernici, adesivi, smalti, lacche, detersivi), gli alcoli (come alcool etilico e metilico usati nei detersivi per finestre, vernici, diluenti, adesivi, cosmetici), gli idrocarburi aromatici policiclici (IPA, fumo di caldaie, camini, sigarette, ecc.), ozono (stampanti laser) e particolato aerodisperso (PM10, PM2,5).

Perché i Vocs sono pericolosi per la salute

Fin dal 1991 il Ministero dell’Ambiente Italiano ha definito l’esistenza del problema dell’inquinamento indoor: cioè “la presenza nell’aria degli ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna di sistemi ecologici di elevata qualità”.

Gli studi sugli effetti di questi inquinanti hanno portato la comunità scientifica internazionale a identificare la Sindrome dell’edificio malato dall’inglese Sick Building Syndrome (Sbs), che può manifestarsi in molti modi:

  • nel sistema nervoso centrale: mal di testa, affaticamento, difficoltà di concentrazione, letargia, ridotta capacità cognitiva, malumore, irritabilità,
  • nel sistema delle mucose: prurito e infiammazione agli occhi, naso e gola,
  • nel sistema respiratorio: oppressione al petto, sintomi simili all’asma, percezione di odori sgradevoli,
  • nell’epidermide: irritazione e prurito, dermatite atopica, eczema
  • e nel sistema gastrointestinale.

È stato inoltre dimostrato che una esposizione prolungata ai Vocs può provocare danni a livello cellulare con alterazione di processi biochimici e metabolici, intossicazioni acute, infezioni delle vie aeree, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e asma cronica, allergie e neoplasie.

Quando, attraverso la respirazione, inaliamo e portiamo nel sangue questi contaminanti, il fegato, da cui passano in circolo i metaboliti, tenta di distruggere queste sostanze, esattamente come fa quando disgrega i farmaci che assumiamo. Nel fegato le sostanze chimiche subiscono un metabolismo in tre fasi (trifasico): una prima modificazione per renderlo più reattivo, una coniugazione (di solito con degli zuccheri) e l’eliminazione (espulsione con urine e feci).

La riduzione e la maggiore conoscenza dell’inquinamento indoor è uno degli obiettivi del Ministero della Salute, specialmente a tutela delle persone più vulnerabili, come bambini, anziani e infermi, in cui l’esposizione produce effetti maggiori. A questo link trovate un’ampia documentazione fornita dal Ministero della Salute.

Come le piante ci vengono in aiuto

Poiché viviamo per circa l’80% in ambienti chiusi (casa, ufficio, negozio, scuola, ecc.) ed è una tendenza in continuo aumento con l’aumento della popolazione nelle grandi città e l’abbandono delle campagne, è importante adottare delle soluzioni “fai da te” per limitare la presenza dei Vocs nell’aria delle nostre case.

Oltre a non utilizzare prodotti che diffondono inquinanti indoor, la soluzione migliore e più ecologica è l’impiego delle piante.

La comunità scientifica è concorde sull’utilità dell’uso delle piante per mitigare e ridurre gli effetti dannosi dei composti chimici volativi. Le piante agiscono esattamente come il nostro fegato: catturano, modificano e distruggono gli inquinanti. È scientificamente dimostrato (e misurato) che alcune piante assorbono gli inquinanti, dall’atmosfera o dal suolo, per trasformarli e metabolizzarli, oppure coniugarli e sequestrali in modo da renderli innocui.

Le piante possono ridurre gli inquinati indoor sia attraverso le radici sia attraverso le foglie.

Le sostanze inquinanti assorbite dalle radici vengono trasportate nella pianta insieme all’acqua. Sulle foglie invece sono presenti dei piccoli fori, detti stomi, utili per la respirazione: Quando la pianta apre gli stomi per respirare e assumere ossigeno entrano anche le microparticelle inquinanti. Le sostanze aspirate vengono sequestrate e trasformate, per essere assorbite o immagazzinate nelle pareti delle cellule o nei tricomi. All’interno delle cellule, sistemi enzimatici e proteici modificano la struttura chimica delle molecole inquinanti portando spesso alla loro detossificazione, oppure al sequestro nella lignina del tronco.

Non tutte le piante svolgono questa funzione, ma soprattutto ogni pianta ha prestazioni diverse verso le differenti categorie di inquinanti. In linea di massimo tutte le piante d’appartamento sono indicate: nella tabella qui sotto abbiamo indicato le principali caratteristiche delle specie analizzate, indicando in grassetto le piante con maggiori capacità di assorbimento per tipo di Vocs.

PIANTA VOCS
Aglaonema modestum benzene, formaldeide
Aloe vera benzene, formaldeide
Anthurium andraeanum formaldeide, xylene, toluene, ammoniaca
Chamaedorea elegans benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene, ammoniaca
Chamaedorea seifrizii benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene
Chlorophytum comosum formaldeide, xylene, toluene
Chrysanthemum morifolium benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene, ammoniaca
Dieffenbachia formaldeide, xylene, toluene
Dracaena deremensis benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene
Dracaena fragrans benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene
Dracaena marginata benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene
Dypsis lutescens formaldeide, xylene, toluene
Epipremnum aureum benzene, formaldeide, xylene, toluene
Ficus benjamina formaldeide, xylene, toluene
Ficus elastica formaldeide
Gerbera jamesonii benzene, formaldeide, tricloroetilene
Hedera helix benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene
Homalomena wallisii formaldeide, xylene, toluene
Musa acuminata formaldeide
Nephrolepis exaltata formaldeide, xylene, toluene
Nephrolepis obliterate formaldeide, xylene, toluene
Orchidea Dendrobium formaldeide, xylene, toluene
Orchidea Phalaenopsis formaldeide, xylene, toluene
Philodendron bipinnatifidum formaldeide
Philodendron cordatum formaldeide
Philodendron domesticum formaldeide
Phoenix roebelenii formaldeide, xylene, toluene
Rhapis excelsa benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene, ammoniaca
Sansevieria trifasciata benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene
Spathiphyllum benzene, formaldeide, tricloroetilene, xylene, toluene, ammoniaca

 

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